Automobili in comodato d'uso: come funziona questa cessione, come si registra e quali sono i costi
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Automobili in comodato d’uso: come funziona questa cessione, come si registra e quali sono i costi

Sempre più spesso si sente parlare di automobili in comodato d’uso, a questo punto sorge spontaneo chiedersi in cosa consiste questa modalità di utilizzo dei veicoli e cosa comporta in termini di costi ed obblighi burocratici da assolvere.

Il comodato d’uso nella fattispecie è un contratto civile – anche soltanto verbale – tra almeno due soggetti, il comodante, cioè colui il quale è titolare dell’automobile e la cede a titolo gratuito, e il comodatario, ovvero l’utente che ne può usufruire nelle modalità previste dall’accordo stipulato tra le parti.

Ma questa cessione non si limita alla consegna di un’automobile soltanto tra privati, come può essere tra un padre che cede il secondo veicolo familiare al proprio figlio, il marito alla moglie o tra amici e conoscenti, anche per lunghi periodi, questo utilizzo può essere disposto – sempre gratuitamente – anche tra società e aziende e i propri dipendenti, sia per uso lavorativo che privato, sempre secondo ciò che il contratto prevede.

Automobili in comodato d’uso: è necessario registrare il contratto tra le parti?

Trattandosi di una disposizione all’uso a titolo assolutamente gratuito, non risulta obbligatorio stipulare un contratto civile tra le parti, ma è altamente consigliato. Lo è soprattutto nel caso di cessione tra membri extra familiari e/o in ambiente di lavoro. Discorso diverso per la registrazione di questo accordo presso la Motorizzazione civile, che è assolutamente obbligatoria, al fine di ottenere il tagliando che indica il nome dell’intestatario momentaneo del veicolo e della durata del suo essere comodatario.

Altro dubbio legittimo è chiedersi cosa cambia tra il comodato d’uso e il semplice prestito di un’automobile. Essenzialmente ciò che variano sono le tempistiche. Infatti se questa cessione avviene per meno di trenta giorni e le parti interessate sono familiari conviventi, non c’è alcun bisogno di registrazione di accordo o contratto civile, né in Motorizzazione, né all’Agenzia delle Entrate, e in questo caso si può parlare di prestito. Nel caso in cui però la cessione supera i trenta giorni, la registrazione diventa necessaria, in quanto il comodatario diventa il nuovo proprietario e responsabile del veicolo.

Comodante e Comodatario: parti famigliari o parti aziendali, cosa cambia

Il comodato d’uso tra famigliari è forse il più comune fra tutti. In tutte i nuclei accade o può accadere che un secondo veicolo venga utilizzato dalla moglie o dai figli, e che – in caso di necessità – venga fornita in supporto ad un altro parente per periodi più o meno brevi. In questo caso è necessario registrare l’accordo tra le parti almeno alla Motorizzazione Civile, anche se si tratta di una cessione a titolo gratuito.

Molto spesso succede però che il “gratuito” sia inerente soltanto alle spese di noleggio della vettura, ma sul comodatario ricadono i costi del bollo auto, manutenzione ordinaria e speciale ed eventualmente assicurazione se in scadenza. Tutto questo va definito in termini di accordo.

Nel caso invece di comodato d’uso aziendale, esso è differente nella forma ma non nella sostanza. Le parti sono sempre due, il comodante è il titolare dell’azienda o chi ne fa le veci, il comodatario è il dipendente che riceve in cessione il veicolo della società per uso lavorativo e personale, se previsto dall’accordo. In questo caso, differentemente dal comodato d’uso gratuito famigliare in cui la registrazione presso la Motorizzazione civile è obbligatoria ma la stipula del contratto è superflua, anche quest’ultima appare necessaria. Questa regolamentazione servirà a tutela di entrambe le parti, poiché riesce a definire tutte le condizioni della cessione e le relative responsabilità (intese come insieme di diritti e doveri). Negli anni la disposizione dell’auto aziendale a beneficio dei dipendenti è diventato anche un atto di fidelizzazione di questi ultimi nei confronti della società.

Pratiche e costi per le automobili in comodato d’uso

Come abbiamo già detto, ciò che differenzia il comodato d’uso dal semplice prestito è la durata della cessione del veicolo. Nel caso di periodi più lunghi di venti giorni, la registrazione alla Motorizzazione civile è obbligatoria, ad essa giungerà così l’informazione che per un determinato periodo di tempo l’utilizzatore esclusivo del veicolo sarà il comodatario. Ciò deve essere fatto entra trenta giorni dalla stipula dell’accordo verbale tra le parti in causa, e serve a garantirsi l’apposito documento (tagliando) che attesti questo cambio momentaneo di possesso, soprattutto in previsione di eventuali incidenti o danni dell’automobile.

Questa pratica ha dei costi e della modulistica da compilare e presentare all’ente, nella fattispecie si dovrà compilare una istanza di modifica intestatario MOD TT2119, la dichiarazione Sostitutiva di Atto di notorietà del proprietario dell’auto, copia dei bollettini di pagamento versati sul c.c 4028 pari a 16 euro e sul c.c. 9001 pari a 10,20 euro.

A fronte di questa modulistica, il tagliando verrà inviato dalla Motorizzazione al comodatario e conterrà tali informazioni:

• la sede aziendale, se il comodatario è una società;

• la scadenza del comodato d’uso;

• la dicitura “intestazione temporanea per comodato d’uso”.